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Intervento del Dott. Paolotti

Dott. PAOLO PAOLOTTI
Direttivo Regionale S.I.R.P. Lazio
Coordinatore Commissione per la Partnership

Proposta di lavoro per la Commissione sulla Partnership della S.I.R.P. - Lazio


Il lavoro di analisi e di elaborazione , che la S.I.R.P.-Lazio ha portato avanti negli ultimi due anni ha individuato l’importanza strategica che riveste un’ottica di osservazione e di intervento di rete per costruire prassi terapeutiche e riabilitative appropriate, efficaci, miranti ad un reale reinserimento sociale.
Un progetto serio per la riabilitazione psicosociale non può prescindere da un’analisi dell’attuale momento critico del Welfare-state nei paesi industrializzati e dal dibattito in corso sui modelli proponibili in futuro.
E’ dato inequivocabile che, accanto ai due tradizionali settori – Pubblico e Privato – su cui si è finora articolata l’assistenza alla persona, si aggiunge, oggi, un terzo settore, fatto di volontariato, no-profit, onlus, impresa sociale, estremamente complesso e variegato; ma gli studi sociologici più recenti riportano l’attenzione anche su un quarto settore, le cosiddette reti primarie, fatto dalla famiglia, gli amici, i vicini, da sempre presente nella storia della cura della persona, ma spesso “negato” dai sistemi “formali” dell’assistenza, e sempre poco considerato in un sistema integrato di community care.
Allo stato attuale l’offerta di servizi alla persona è senza dubbio più ricca che in passato, ma la pluralità di soggetti e agenzie presenti nella rete sociale non si traduce, automaticamente, in un effettivo miglioramento di qualità della vita degli utenti. Le ragioni sono molteplici e non approfondibili in questa sede, ma è evidente che si pone un problema di imparare a differenziare le identità e le modalità specifiche di ciascuno dei quattro settori coinvolti, di raccordarli in un sistema integrato, di stabilire priorità d’intervento, di decidere tra un primato del pubblico, cui gli altri settori debbano assoggettarsi, come sembra accadere oggi, o se si possa ipotizzare un sistema in cui ognuno abbia pari dignità e peso specifico.
Si rende necessario introdurre delle chiavi di lettura, che consentano agli operatori di orientarsi e orientare gli utenti, in un contesto di vita, che è la realtà sociale attuale, e non il “mondo” del manicomio. Occorre imparare a conoscere le reali condizioni di vita relazionale degli utenti negli ambiti familiari, sociali, lavorativi, del tempo libero, le opportunità relazionali e le risorse presenti in un determinato territorio, per valorizzarle, facilitarle, coinvolgerle nel processo di cura, per non riprodurre sgradevoli opzioni di “terricomio”, fatto di una realtà virtuale, creata artificiosamente dagli operatori della riabilitazione psichiatrica dei Dipartimenti di Salute Mentale..
La legislazione in vigore (L. 328/00) nel nostro paese di riforma dei servizi e dell’assistenza sociale è fondata sul presupposto di un raccordo tra i vari soggetti coinvolti.
La possibilità di accedere a finanziamenti per progetti specifici, di varia fonte e natura (Fondo Europeo, Regionali ecc.) passa attraverso la capacità di coinvolgere Enti Locali, Terzo settore, Associazioni in programmi condivisi nei Piani di Zona.
Riuscire a muoversi con disinvoltura in questa ottica presuppone il diffondersi di una cultura di collaborazione con altre istituzioni e soggetti, che spesso tarda a penetrare in molti D.S.M.
I soggetti sociali che si occupano di disabilità trovano molto spesso grandi difficoltà a confrontarsi con il disagio psichico, che è materia incerta, confusa, altamente coinvolgente sul piano personale; ancora oggi risulta di difficile definizione la qualità e la quantità del deficit specifico di cui è portatore un soggetto affetto da psicosi o da un grave disturbo di personalità, facendo spesso insorgere negli operatori disorientamento e scoraggiamento.
La tendenza di riforma del S.S.N. è di far gradualmente “slittare” le patologie croniche ad alto costo di gestione ai margini del sistema attraverso forme di outsourcing, prevalentemente individuate nel terzo settore.
Quindi, se da una parte la sempre più vasta area della cooperazione sociale e delle associazioni non ha il sostegno e l’aiuto competente per occuparsi efficacemente del disagio psichico grave, se i D.S.M. continuano a restare arroccati in una logica di unici depositari del sapere appropriato sulla psiche disturbata, se il S.S.N. si occuperà sempre più di patologie “paganti”, il rischio è quello di una progressiva nuova ghettizzazione del disagio psichico grave e degli operatori che se ne occupano, come è avvenuto per decenni nei manicomi.

La proposta di lavoro che vorremmo formulare per la Commissione sulla Partnership della S.I.R.P.–Lazio è quella di riuscire a porci come interlocutori competenti e disponibili, realisticamente e concretamente operativi per la promozione, la diffusione e la realizzazione di Reti Territoriali per la Qualità della Salute Mentale.

I soggetti a cui rivolgerci e da coinvolgere dovrebbero essere:
EE. LL. (Comuni, Province, Regioni, Municipi)
S.S.N. non solo D.S.M.
Terzo settore (cooperative sociali, onlus ecc.)
Associazioni di volontariato e di familiari.
Centri per l’impiego
Associazioni di categoria ( in particolare artigianato, ma non solo).
Associazioni del tempo libero.
Polisportive e associazioni sportive.
Associazioni dell’auto-mutuo-aiuto.

Abbiamo individuato alcune aree tematiche, su cui lavorare:
1. Area ludico-ricreativa e del tempo libero
2. Area della formazione professionale
3. Area dell’inserimento lavorativo

Le modalità operative consisteranno in:
1. Incontri con i possibili partner per elaborare e proporre strategie di intervento in collaborazione.
2. Elaborazione e produzione di materiale informativo e formativo sui temi proposti (sia in forma cartacea che on-line).
3. Proposte di corsi formativi e di giornate seminariali rivolte agli operatori del settore.
4. Fornire consulenze operative ai soggetti che intendano proporsi in un lavoro di rete.
5. Facilitare i contatti e le relazioni tra i soggetti coinvolti.

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